MOSTAR

Mostar è una città di 111.186 abitanti (dati 2009)[2] della Bosnia ed Erzegovina, il centro del cantone dell'Erzegovina-Narenta della federazione bosniaco-croata.

Mostar è la capitale non ufficiale dell'Erzegovina, ed è costruita lungo il fiume Narenta. È la quarta città del paese. Mostar ha un aeroporto internazionale, che si trova nel vicino paese di Ortiješ.

Il nome Mostar deriva dal suo "ponte vecchio" (lo Stari Most) e dalle torri sulle due rive, dette i "custodi del ponte" (mostari), che unitamente all'area circostante è stata riconosciuta dall'Unesco come patrimonio dell'umanità nel 2005

Fondata nel tardo XV secolo dai turchi ottomani, Mostar era il centro amministrativo dell'impero nella regione dell'Erzegovina. L'Impero Austro-Ungarico annesse Mostar nel 1878. Dopo la I guerra mondiale la città a partire del 29 ottobre 1918 divenne parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi (DSHS), con la capitale a Zagabria, e quando questo il 1º dicembre 1918 fu unito al Regno di Serbia, fu formato un nuovo stato unitario, detto Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (KSHS), denominato più tardi Regno di Jugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale la città fece parte, come il resto dei territori dell'attuale Bosnia ed Erzegovina, dello Stato Indipendente di Croazia, controllato dai nazifascisti.

Dopo la seconda guerra mondiale la città entrò a far parte della Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, che fu una delle sei repubbliche che componevano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In quegli anni furono costruite varie dighe per sfruttare l'energia idroelettrica della Narenta.

Tra il 1992 e 1993, dopo che la Bosnia ed Erzegovina in seguito ad un referendum popolare in base all'allora vigente Costituzione della Jugoslavia di Tito dichiarò l'indipendenza, la città fu soggetta ai bombardamenti e ad un assedio lungo nove mesi.

Le truppe serbe e montenegrine, appoggiate dall'Esercito Popolare Jugoslavo (JNA), bombardarono per la prima volta Mostar il 3 aprile 1992 e nelle settimane successive presero il controllo di gran parte della città. Oltre a causare immense sofferenze alle popolazioni locali, i tiri d'artiglieria danneggiarono o distrussero diversi bersagli civili. Tra questi ci furono un monastero cattolico, quello dei francescani, OFM, la locale cattedrale cattolica della Beata Vergine, Madre della Chiesa, il palazzo del vescovo cattolico con l'annessa biblioteca di 50.000 volumi, come pure vari luoghi di culto musulmani (la moschea di Karadžoz-beg, quella di Roznamed-ij-Ibrahim-efendija e dodici altre).

Pochi giorni dopo l'attacco subito, l'8 aprile, i croati d'Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l'Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell'Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

Il 12 giugno le forze dell'HVO, assieme a formazioni più piccole composte da bosniaci, ammassarono abbastanza uomini e armi da costringere le truppe serbe e montenegrine e quelle del JNA a uscire da Mostar. Durante l'assedio che ne seguì, la città continuò ad essere bombardata da postazioni sulle montagne ad est, rimaste in mano delle truppe serbe e montenegrine e del JNA.

Nel 1993, i croati bosniaci e i bosniaci musulmani cominciarono una lunga lotta per il controllo di Mostar. I croati lanciarono un'offensiva il 9 maggio durante la quale bombardarono senza tregua il quartiere musulmano, riducendolo in gran parte in rovina, comprese numerose moschee e case del periodo ottomano. Durante la guerra i croati crearono dei campi di concentramento per i musulmani e lo stesso fecero i musulmani per i croati.

Il ponte di pietra del XVI secolo fu distrutto il 9 novembre dal fuoco di un mortaio croato. Nel 2004 ne è stata completata la ricostruzione, contestuale al recupero dell'intera città vecchia, che è stata iscritta dall'UNESCO nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell'umanità.

Un cessate il fuoco fu firmato il 25 febbraio 1994. La città rimase divisa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 fu ristabilita la libera circolazione da una parte all'altra della città.

La città di Mostar è uno dei più grandi centri turistici urbani della Bosnia-Erzegovina. I suoi luoghi più famosi sono:

    Stari Grad (Città Vecchia) - quartiere storico, con lo Stari Most (Vecchio ponte);

    La moschea di Karađozbeg - Karađozbegova džamija;

    La Franjevačka crkva, chiesa col più alto campanile della Bosnia - Erzegovina;

    Bišćevića sokak, strada con la famosa casa Turca;

    Lo storico quartiere Brankovac, con le case ed i cortili delle più antiche famiglie di Mostar, costruito in stile ottomano;

    Il vecchio insediamento di Blagaj, con la sorgente del Buna (Vrelo Bune), la famosa Tekija, e la città vecchia dell'antico proprietario dell'Erzegovina, il duca Stjepan Kosača (Stjepan Grad);

    Il Parco Naturale Ruište, sulla montagna Prenj, famoso per le varietà di giglio bosniaco;

    La riserva naturale "Diva Grabovica", natura quasi intatta;

    "Mostarsko blato", parco naturale nella zona ovest della città;

    La casa di Aleksa Šantić, famoso poeta;

    Il Museo dell'Erzegovina.